PERITI INDUSTRIALI: DAL 2021 SOLO CON LA LAUREA
È ufficialmente in vigore la riforma riguardante la professione dei periti industriali: con l’approvazione del Decreto sulla funzionalità del sistema scolastico e della ricerca (di conversione del DL 42/2016) il Parlamento italiano ha stabilito che, a partire dal 2021, per iscriversi all’albo e poter esercitare la professione di perito industriale, sarà necessaria la laurea, almeno triennale.
LE NOVITÀ
Non sarà più sufficiente, quindi, il diploma conseguito presso un istituto tecnico. A partire dall’Anno Accademico 2017/2018, in alcuni atenei, verranno attivati dei progetti pilota di laurea professionalizzante triennale specifica per periti industriali. Questi percorsi universitari saranno caratterizzati da una forte commistione tra studi teorici ed esperienza pratica, con formazione “on the job” e l’attivazione di tirocini e stage presso studi professionali del settore convenzionati con il Consiglio Nazionale dei Periti Industriali. In ogni caso, le lauree tradizionali che consentono l’accesso all’esame di abilitazione di perito industriale laureato sono elencate nell’art. 55, comma 2d del DPR 328/01. La nuova normativa prevede comunque un periodo transitorio di cinque anni, durante i quali potranno iscriversi all’Ordine anche i diplomati degli istituti tecnici.
I VANTAGGI
La riforma era molto attesa dal Consiglio Nazionale dei Periti Industriali, nell’ottica di un adattamento della professione alle esigenze del mercato, che richiede competenze tecniche sempre più elevate e specializzate. In questo modo, inoltre, la normativa che regola la professione di perito industriale viene adeguata alla legislazione italiana ed europea, che prevede il possesso di un titolo accademico corrispondente al VI livello per l’esercizio di una professione intellettuale. Ma non solo: secondo il CNPI la riforma è importante anche per rendere la categoria più competitiva a livello nazionale e comunitario. Con l’innalzamento del titolo di accesso, infatti, potranno aprirsi nuove opportunità lavorative anche in settori prima dominati da altre categorie professionali, mentre chi vorrà esercitare la professione in un paese membro dell’Unione Europea non dovrà più sostenere degli esami compensativi per il riconoscimento del titolo conseguito in Italia. Inoltre, gli attuali iscritti all’albo potranno usufruire del principio di assimilazione contenuto nella direttiva CEE 36/2005 che prevede, in caso di innalzamento del titolo di studio richiesto per poter esercitare una professione, l’equiparazione del titolo di studio di livello inferiore a quello di livello superiore.